Le fasi della rottura nell'uomo

Vita di coppia
Thomas 5 min di lettura
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Uomo che attraversa le fasi di una rottura sentimentale

Riassunto rapido

  • Dopo una rottura, un uomo passa per 6 fasi: negazione, anestesia, rabbia, presa di coscienza, lutto, ricostruzione.
  • Il dolore arriva spesso in ritardo: settimane di «sto benissimo», poi il crollo.
  • La tristezza è la fase che guarisce. La rabbia e la fuga non fanno che rimandarla.
  • Queste fasi non hanno né un ordine rigido né una durata fissa: sono un riferimento, non un calendario.

Si sente spesso dire che gli uomini soffrono meno per una rottura, che voltano pagina più in fretta. È falso. Soffrono altrettanto, ma in modo diverso: in loro, il dolore arriva più tardi. Un uomo può uscire, ridere, fare serate su serate per settimane... e poi crollare tre mesi dopo, una domenica sera, quando la realtà lo raggiunge di colpo.

Ecco le 6 fasi che un uomo attraversa dopo una separazione, nell'ordine in cui arrivano la maggior parte delle volte. Che tu sia un uomo in piena rottura o una donna che cerca di capire come la sta vivendo il suo ex, questi punti di riferimento aiutano a capire a che punto si è.

Fase 1, La negazione: "andrà bene, è solo temporaneo"

Nei primi giorni, molti uomini non realizzano cosa è appena successo. Continuano a funzionare: il lavoro, i messaggi, i pasti. Si dicono che è stata una litigata pesante, che si sistemerà... oppure minimizzano: «tanto non funzionava più da un pezzo».

Questa negazione non è debolezza, è una protezione: il cervello rimanda il colpo per non prenderlo in pieno. Il problema è che rimandare il dolore non lo cancella, lo sposta soltanto.

Fase 2, L'anestesia: stordirsi per non sentire

Poi molti si stordiscono per non sentire: lo sport, il lavoro, le serate, a volte le avventure di una notte o i videogiochi fino alle 3 del mattino. Tutto va bene pur di non restare da soli con i propri pensieri.

Questa fase può durare mesi, e inganna tutti: chi gli sta intorno pensa che «la sta gestendo bene», che è forte. In realtà, il lutto semplicemente non è ancora cominciato.

Quello che si vede da fuoriQuello che succede davvero
Esce molto, sembra stare beneSi stordisce per non pensare
Passa da un appuntamento all'altroCerca di riempire un vuoto
Parla poco della rotturaNon sa ancora come darle un nome
Sembra aver "voltato pagina"Il lutto non è ancora cominciato

Fase 3, La rabbia: la prima emozione a emergere

Quando il velo della negazione si alza, la prima emozione che esce non è la tristezza: in molti uomini, è la rabbia. Ce l'ha con l'altra persona, con la situazione, con sé stesso. Si ripassa le scene nella testa, trova gli argomenti che non aveva avuto sul momento, manda messaggi di cui si pente il giorno dopo.

Questa rabbia è normale, e per un po' perfino utile. Diventa un problema quando si installa, perché blocca l'accesso alla tristezza, ed è la tristezza che guarisce.

Fase 4, La presa di coscienza: quando diventa reale

A far scattare questa fase è spesso un dettaglio: una canzone, un posto dove andavate insieme, un oggetto ritrovato in un cassetto. E di colpo, diventa reale. È finita, l'altra persona non tornerà, la vita che immaginavate insieme non ci sarà.

Allora le domande arrivano a raffica: è stata colpa mia? Avrei potuto fare diversamente? Porsele una volta, con lucidità, fa andare avanti. Ripetersele in loop ogni sera è ruminazione, e non porta da nessuna parte.

È anche il momento in cui molti vogliono ricontattare la ex «per avere delle risposte». La maggior parte delle volte è una cattiva idea: le risposte che si cercano raramente arrivano dall'altra persona. Arrivano da sé stessi, con il tempo.

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Fase 5, Il lutto reale: la tristezza che non avevi lasciato entrare

È la fase che gli uomini rimandano di più, eppure è quella che guarisce. Lasciare entrare la tristezza vuol dire accettare di essere vulnerabili, e per molti uomini cresciuti a «sii forte, non piangere», è la parte più dura di tutto il percorso.

Questo lutto non è lineare: ci sono giorni in cui va meglio, giorni in cui tutto crolla di nuovo. Durante questa fase, si vedono spesso:

  • una stanchezza insolita, fisica e mentale
  • un sonno sregolato, troppo o troppo poco
  • una perdita di interesse per ciò che prima appassionava
  • un bisogno di solitudine che si alterna a un bisogno intenso di compagnia
  • pensieri in loop sulla relazione e su ciò che avrebbe potuto essere

La sua durata dipende da quanto è durata la relazione e dall'intensità dei sentimenti. Non c'è un calendario, e paragonarsi agli altri non serve a niente.

Fase 6, L'accettazione e la ricostruzione: ritrovare sé stessi

L'ultima fase non è un traguardo, è un passaggio progressivo: una mattina ti accorgi che hai pensato ad altro, che hai riso davvero. Accettare non è «non fa più male», è «posso conviverci». La relazione è esistita, ha contato, è finita, e ora puoi ricordarla senza che ti apra un buco nel petto.

A questo punto, tre cose aiutano a ricostruirsi:

  • Ritrovarsi: Recuperare le passioni trascurate, gli amici messi da parte, i progetti abbandonati durante la relazione.
  • Reimparare a stare da soli: Non una solitudine subita, una solitudine scelta. Saper stare bene con sé stessi è la base più solida per costruire un giorno una relazione che fa stare bene.
  • Permettersi di volere di nuovo: Non per forza un'altra persona subito. Semplicemente ricominciare a fare progetti, e guardare avanti.

Perché gli uomini vivono la rottura in modo diverso?

Non c'è niente di genetico, è culturale. Ai maschi si insegna a non piangere, a «voltare pagina», a risolvere i problemi da soli. Risultato: quando arriva la rottura, molti uomini non hanno né l'abitudine di parlare della propria vita affettiva con gli amici, né i codici per farsi aiutare. Così tengono tutto dentro, e viene fuori più tardi, spesso nel momento peggiore.

La buona notizia è che ci si può lavorare! Dare un nome alle fasi, sapere quale si sta attraversando, permette già di fuggire un po' meno e di andare avanti un po' più in fretta.

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Queste fasi non sono un calendario

Ogni rottura è unica. Queste fasi non si vivono sempre in questo ordine, non hanno una durata tipo, alcune si sovrappongono o ritornano. Prendi questo schema come un riferimento per capire dove sei, non come una diagnosi.

Un segnale però deve metterti in allerta: una tristezza che si installa per settimane, pensieri neri, l'incapacità di funzionare nella vita di tutti i giorni. Lì non restare da solo, parlane con un medico o con uno psicologo.

E se una parte del dolore viene da ciò che hai sopportato durante la relazione, prenderti il tempo di guardare in faccia quello che quella relazione ti faceva vivere aiuta spesso a capire perché la pagina è così difficile da voltare.

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